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Lettera aperta al Sindaco di Agrigento

Di Salvatore Montalbano :: 14-06-2013

Perché a un certo punto...forse è meglio fare chiarezza!


Egregio Sig. Sindaco,

chi Le scrive è Salvatore Montalbano. No, La prego, non pensi ad uno scherzo del Maestro Camilleri. Chi Le scrive è Salvatore Montalbano, quello vero, in carne ed ossa, un agrigentino qualunque che ha avuto un grande privilegio: quello di esser figlio di Pippo Montalbano.

"Pippo Montalbano chi?", si starà chiedendo (sempre che degni della Sua pregiata attenzione questa lettera aperta, naturalmente!)...

Se mi permette, umilmente Le spiego: Pippo Montalbano è stato - per i più - un bravo artista agrigentino, uno di quelli che quando Ella, data la Sua giovane età, non era ancora venuto al mondo, già promuoveva il Teatro portando in giro per l'Italia e l'Europa le opere pirandelliane, uno di quelli che aveva in mente ambiziosi progetti per la città del suo autore preferito, di quel Luigi Pirandello che tanto aveva riempito la sua mente e il suo cuore da farlo "immolare" all'arte della recitazione, uno di quelli che oggi chiamiamo "sognatori", un anziano romantico innamorato della sua Agrigento, innamorato di quella vita che malandrina l'ha abbandonato troppo presto, in un giorno di marzo del 2009 profumato di mimose gialle come la ginestra, il suo fiore preferito. E come la ginestra leopardiana, "sull'arida schiena del formidabil monte sterminator", ha visto nascere, morire e risorgere, poi morire e poi nascere ancora il suo sogno di fare di Agrigento la "città del Teatro".

Accompagnato da un gruppo di amici, anch'essi "sognatori" d'altri tempi, ha fatto rinascere Pirandello altre venticinque volte nella sua stessa casa, il Caos, con quella Settimana Pirandelliana che ad Agrigento donava il prezioso tesoro dell'arte da divulgare, da condividere, da proporre quale riscatto per una terra arida e sfortunata cui mai ha fatto mancare amore e tenerezza.

Non voglio dilungarmi, Egregio Sig. Sindaco, ma descriverLe mio padre solo per il suo umile ancorché smisurato legame con la città che Ella oggi amministra sarebbe non già riduttivo, quanto addirittura offensivo per quanto posto alla Sua eminente attenzione.

Per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, Pippo Montalbano è stato in primo luogo una persona cui non poteva non riconoscersi stima. Ha amato la vita, ha messo la sua al servizio della comunità cui sentiva fortemente di appartenere, si è fregiato di quelle doti morali che oggi apparirebbero quasi anacronistiche, quando di una persona si diceva "è un signore" racchiudendo in quel termine tutte le doti che fanno di una persona normale un essere "speciale".

Tanto che, quando la crudeltà degli eventi lo ha relegato dietro una triste lapide del cimitero di Montaperto, l'intera città ha sentito di portargli il suo omaggio, sotto forma di pensieri messi in disordine su un quaderno, telegrammi, abbracci, silenzi che più di mille parole trasmettevano affetto e gratitudine.

A noi familiari era parso che anch'Ella, ancorché troppo giovane per conoscerne i meriti, avesse deciso di fare l'apprezzabilissimo sforzo di documentarsi per regalargli l'ultimo applauso dinanzi alle sfarzose luci di quel foyer cui addirittura, il 10 aprile del 2010, generosamente attribuiva il suo nome.

Il "foyer Pippo Montalbano" non era un sogno: era - ritenevamo sentendo anche il Suo discorso all'intitolazione e i numerosi giudizi delle centinaia di persone e di personalità direttamente o indirettamente intervenute all'evento - il riconoscimento di un'intera città ad un suo figlio illustre, ad una carriera, ad una brava persona, un simbolico (ma per noi emblematico) ringraziamento; un modo speciale per ricordare ai posteri un uomo che per buona parte della sua vita aveva portato alto, in Italia e nel mondo, il nome di Agrigento, esportando l'immagine di una città che in nome dell'arte era capace di risorgere dalle proprie ceneri. Come l'araba fenice. Come la ginestra lungo i pendii del Vesuvio.

Potrà immaginare, Egregio Sig. Sindaco, quale orgoglio per noi familiari sentire le televisioni locali annunciare gli eventi nel foyer che riportava il nome di papà. Peccato che sia durato poco. Un anno, invero, o poco più.

Forse i tanti pensieri, le distrazioni, lo stress di una agguerrita campagna elettorale, La hanno indotta a dimenticare i bei discorsi, la gratitudine, la ribalta ufficiale. Da oltre un anno, ormai, quel luogo è tornato ad essere "il foyer del Teatro Pirandello".

Pippo Montalbano? Boh! Non c'è più. Chissà perché...

Non volevo crederci, poi ho provato a fare una semplice ricerca sul sito del Comune inserendo la parola "foyer" nel motore di ricerca.

Non cerco risposte, ovvio. Perché in cuor mio le risposte le ho già; perché Ella, Sig. Sindaco, ha pensato impropriamente di confidarsi con gente che ha ritenuto di dissipare i nostri legittimi dubbi riportandoci onestamente il Suo pensiero. Sul quale non mi soffermo, ma passo oltre, non foss'altro che per rispetto a mio padre che - di fronte a certe provocazioni - mi suggeriva sempre di contare fino a dieci per non reagire in maniera impulsiva.

Ma ho da farLe una domanda: a prescindere dal credo politico e dai voti che ad Ella possono o meno giungere da qualunque dei suoi concittadini, crede davvero di avere quel potere quasi divino di dare e togliere a Suo piacimento, barattando ogni Sua azione - ancorché generosa (se non "dovuta" come i Suoi cittadini ritengono) - con la condiscendenza o l'acquiescenza dei "beneficiati"?

Ci tengo, Egregio Sig. Sindaco, a dirLe che nessun gesto ritorsivo potrà mai macchiare la memoria di chi è stato Pippo Montalbano, né di cosa ha rappresentato per Agrigento.

Pippo Montalbano continuerà a vivere nella memoria di chi lo ha conosciuto e stimato a prescindere da ogni cerimonia ufficiale, a prescindere da una lapide disconosciuta da colui che l'ha fatta installare.

Anzi, in conclusione, Le chiedo una cosa: tiri via quella lapide, dimentichi di aver intestato il foyer a mio padre (quello anzi l'ha già fatto), abbia il coraggio - per non usare un termine più prosaico - di compiere un gesto che spieghi agli agrigentini che tutti i comunicati stampa del comune di Agrigento che hanno volontariamente omesso di riportare il nome di Pippo Montalbano rappresentano una ritorsione perché "qualcuno" degli eredi del compianto artista si è permesso di pensarla diversamente da Lei.

Sappia che in quel Teatro, nel Piazzale Caos, nelle vie di Agrigento, nei capitelli adornati da arance e asparagi selvatici al suono delle Novene, laddove ancora esiste un barlume di speranza che Agrigento sia capace di essere città d'arte, Pippo Montalbano continuerà ad esserci e ad essere ricordato, lapide o non lapide, comunicato stampa o meno. Perché basta il suo nome ad evocare un sorriso, basta il ricordo di un prezioso momento trascorso al suo fianco per far scorrere inattesa una lacrima.

Auguro di cuore, senza rancore, che anche Lei, un giorno, possa cominciare a mostrare verso questa città, verso questa comunità, almeno una quota di quella disinteressata passione che mio padre ha saputo trasmettere a me, a mia madre, alle mie sorelle, alle mie figlie.

Magari così anche Lei - tra cent'anni - potrà essere ricordato da qualcuno con stima e con rispetto.

Cordialmente

Salvatore, il figlio di Pippo Montalbano

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